Johan Barthold Jongkind

Johan Barthold Jongkind

(Rotterdam 1819- La Côte saint-André 1891)

 

Ottavo di dieci figli, i suoi genitori furono Gerritt Adrianus Jongkind, un notabile funzionario delle tasse di Vlaardingen e Wilhemina van der Brught. Studiò pittura inizialmente nei Paesi Bassi: la tradizione paesaggistica fiamminga, in particolare il richiamo a Rembrandt, sarà un dato costante in tutte le sue opere.

Nel 1843 si trasferì in Francia e frequentò l’atelier di Eugène Isabey, dove fu particolarmente attratto dalla tecnica dell’acquerello. Nel 1848 i suoi dipinti furono accettati al Salon e nel 1852 ottenne il primo riconoscimento. I primi anni parigini di Jongkind furono tormentati da difficoltà economiche: nonostante la medaglia ottenuta al Salon del 1852, i suoi quadri faticarono a trovare acquirenti; ebbe inoltre problemi di natura psicologica, che lo portarono per un breve periodo all’alcolismo e nell’ultima fase della sua vita nel manicomio di Grenoble.

Negli anni 1860 frequentò Claude Monet, Edouard Manet e Eugène Boudin, con i quali ebbe lunghe discussioni d’arte che influenzeranno le loro successive esperienze artistiche. I dipinti di questo periodo sono caratterizzati da freschezza e vivacità: attento osservatore della natura, usò pennellate vigorose e precise per rendere con straordinaria abilità la luminosità delle onde del mare e delle nuvole nel cielo.

A partire dal 1880 fissò il suo atelier a Isère, sul lago di Ginevra. Si recò frequentemente a Parigi, ma rimase quasi del tutto isolato (non partecipò a nessuna delle otto mostre degli impressionisti), preferendo la calma dei villaggi sulle rive del lago di Ginevra. Continuò a eseguire paesaggi e vedute di Parigi, stilisticamente vicino a Jean-Baptiste Camille Corot e Jan Vermeer, e numerosi acquerelli; solo negli ultimi anni riuscì ad avere un discreto successo economico e un buon numero di affezionati collezionisti.

Camille Pissarro dichiarò che “il paesaggio senza Jongkind avrebbe avuto un aspetto del tutto differente”. Anche Manet lo ammirò, considerandolo “il padre della scuola dei paesaggisti”. Il più direttamente influenzato dalla sua personalità fu però Monet: “la sua pittura era moderna; egli è stato il mio vero maestro e a lui io devo l’educazione finale del mio occhio artistico”.

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