Jean-Baptiste Camille Corot

 

Jean-Baptiste Camille Corot

(Parigi 1796 – idem 1875)

 

Figlio d’un agiato mercante, studiò dapprima con A.-E. Michallon e poi con J.-V. Bertin, rigorosi paesisti classicheggianti, ma intraprese anche a dipingere dal vero nella foresta di Fontainebleau. Un viaggio in Italia (1825-28), e l’incontro con Th. Aligny, paesista classicheggiante di tendenza elegiaca, fu essenziale per la sua formazione: ritraendo il paesaggio italiano e soprattutto la campagna romana, con pennellate dense che mantengono l’immediatezza della percezione, giunse a una estrema nitidezza nella distribuzione delle masse, nella resa della luce, nella scelta dei toni.

 

La stessa indagine acuta della forma si ritrova nei quadri di figura, esperienza intima e non ufficiale che dai ritratti di contadini dell’Agro Romano si estende alle varianti dell’Atelier (Parigi, Louvre e Mus. d’Orsay) fino alla Donna in blu del 1874 (Louvre). Ma accanto al rinnovamento della pittura nei suoi quadri dal vero, Corot non cessò di indagare la possibilità di rielaborare, secondo canoni classicheggianti, i quadri destinati al pubblico: esemplare può essere il confronto fra lo studio de Il ponte di Narni (Parigi, Louvre) e l’opera rielaborata per il Salon del 1827 (Ottawa, Nat. Gall. of Canada). La sua vita fu un continuo viaggiare alla ricerca di una liricità e insieme di una vigorosa verità di visione di motivi pittorici: fu a più riprese nuovamente in Italia (1834-1843), esplorò tutte le regioni della Francia, visitò l’Olanda e l’Inghilterra.

 

Raggiunse un certo successo, soprattutto dal Salon del 1855, ma la sua ricerca, pur non toccata dalle nuove istanze del realismo e dell’impressionismo, risultò invisa alla critica ufficiale. La sua generosità verso artisti meno fortunati (aiutò Daumier cieco, la vedova di Millet) lo portò a convalidare con la sua firma numerose opere dei suoi allievi, dopo averle appena ritoccate.

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